Cistite emorragica: l’infiammazione della vescica che provoca sangue nelle urine

In breve

Cos’è la cistite emorragica e perché causa ematuria?

La cistite emorragica è una patologia caratterizzata da un’infiammazione diffusa della vescica urinaria che provoca sanguinamento della mucosa vescicale. I fattori di rischio per lo sviluppo della cistite emorragica includono infezioni, utilizzo di farmaci, radioterapia pelvica e alcune malattie sistemiche. Nella cistite emorragica acuta, l’infezione batterica rappresenta la causa infettiva più comune, mentre le forme croniche o ricorrenti sono più frequentemente associate alla radioterapia pelvica e all’impiego di farmaci chemioterapici.

La cistite emorragica si manifesta principalmente con la presenza di sangue nelle urine (ematuria), sintomi irritativi del basso tratto urinario correlati all’infiammazione della vescica e, nei casi più gravi, con emissione di coaguli e sanguinamento vescicale significativo. In caso di cistite, la presenza di sangue nelle urine (ematuria) può verificarsi perché l’infiammazione e/o l’infezione della vescica determinano irritazione e lesione dei piccoli vasi sanguigni della mucosa vescicale, favorendo il passaggio di sangue nelle urine.

Che differenza c’è tra cistite e cistite emorragica? Due forme di infiammazione della vescica

La cistite è un’infiammazione della vescica urinaria, generalmente causata da un’infezione batterica. Sebbene sia più frequente nelle donne a causa delle caratteristiche anatomiche dell’apparato urinario femminile, può colpire entrambi i sessi. Nelle forme più comuni di cistite, la presenza di sangue nelle urine (ematuria) è relativamente poco frequente. Tuttavia, quando l’infiammazione diventa più intensa e provoca un danno della mucosa vescicale, possono verificarsi piccole perdite di sangue che si mescolano alle urine.

La cistite emorragica rappresenta una forma più grave di infiammazione della vescica caratterizzata da sanguinamento della mucosa vescicale. Le sue cause possono includere infezioni urinarie particolarmente severe o non adeguatamente trattate, che determinano un marcato stato infiammatorio della vescica. Inoltre, la cistite emorragica può essere associata a trattamenti terapeutici aggressivi per l’organismo, quali alcuni farmaci chemioterapici e la radioterapia della regione pelvica, che possono danneggiare direttamente la mucosa vescicale e i suoi vasi sanguigni.

Differenza tra cistite e cistite emorragica

Perché viene la cistite emorragica?

La cistite emorragica viene in seguito a due principali tipi di cause: infettive e non infettive.

Cause infettive

Tra le cause infettive della cistite emorragica rientrano infezioni batteriche, virali, micobatteriche e parassitarie. Le forme batteriche sono generalmente associate a infezioni urinarie severe o non adeguatamente trattate, mentre le forme virali sono più frequenti nei bambini e nei pazienti immunocompromessi. Tra gli agenti eziologici maggiormente coinvolti figurano Escherichia coli, adenovirus, BK virus, Citomegalovirus (CMV), Mycobacterium tuberculosis e Schistosoma haematobium.

Cause non infettive

I fattori più comuni che determinano l’insorgenza della cistite emorragica sono la chemioterapia e la radioterapia pelvica. Sebbene diversi chemioterapici possano causare cistite emorragica, quelli più frequentemente coinvolti sono i farmaci della classe delle ossazafosforine (ifosfamide e ciclofosfamide). Questi farmaci inducono una cascata di processi pro-infiammatori che possono causare la cistite emorragica. Infatti, dal loro metabolismo che avviene nel fegato, viene prodotta una sostanza, l’acroleina, che viene filtrata dai reni, escreta e concentrata nella vescica urinaria.

L’acroleina provoca la morte cellulare attraverso l’aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e di ossido nitrico, con conseguenti alterazioni dei meccanismi di riparazione del DNA e aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie. Tali alterazioni si manifestano con danni all’urotelio, tra cui edema della mucosa vescicale, ulcerazioni ed emorragie. Sebbene la radioterapia possa causare un’infiammazione acuta della vescica con conseguenti sintomi urinari, la cistite emorragica rappresenta generalmente una complicanza tardiva che può comparire da alcuni mesi fino a diversi anni dopo il trattamento radiante.

La radioterapia, all’inizio può causare lo sviluppo di edema alla vescica e fragilità dell’urotelio; successivamente può causare un danno progressivo ai vasi sanguigni della vescica, rendendo la mucosa più fragile e soggetta a sanguinamenti, che possono manifestarsi con la comparsa di sangue nelle urine.

In breve – Le principali origini del disturbo

La cistite emorragica può dipendere da cause infettive, comprese infezioni batteriche, virali, micobatteriche e parassitarie, oppure da cause non infettive. Tra queste ultime, le più comuni sono la chemioterapia con ifosfamide o ciclofosfamide e la radioterapia pelvica, che possono danneggiare l’urotelio e rendere la mucosa vescicale più fragile e soggetta a sanguinamento.

Dal bruciore ai coaguli: i principali sintomi della cistite emorragica

In generale, il principale sintomo clinico dei pazienti con cistite emorragica è l’ematuria visibile macroscopicamente, che può variare da una lieve presenza di sangue nelle urine fino all’emissione di coaguli, o addirittura a un’emorragia potenzialmente fatale, in casi molto gravi.

È importante sottolineare che l’intensità della colorazione rossa delle urine non riflette necessariamente la gravità dell’ematuria, poiché anche solo 1 ml di sangue per litro di urina può determinare una variazione di colore visibile.

Oltre all’ematuria, in caso di cistite emorragica, possono manifestarsi altri sintomi riassunti nella seguente tabella:

Sintomi Come si manifesta
irritativi delle basse vie urinarie
  • bisogno improvviso e urgente di urinare
  • necessità di urinare più spesso del normale (pollachiuria)
  • bruciore o dolore durante la minzione (disuria)
ostruttivi sensazione di incompleto svuotamento della vescica, soprattutto in presenza di un'ostruzione causata da coaguli.
dolore sovrapubico dolore o senso di peso nella parte bassa dell'addome
spasmi vescicali particolarmente frequenti nei casi più severi
stanchezza e/o spossatezza anemia dovuta a sanguinamento persistente o significativo
segni di instabilità emodinamica (nei casi gravi) tachicardia, ipotensione, pallore, stanchezza marcata o vertigini dovute all'importante perdita di sangue.

Come si diagnostica la cistite emorragica e quali esami servono per individuarne la causa?

Esame delle urine e urinocoltura.

Per la diagnosi di cistite emorragica è necessario eseguire l’analisi delle urine e l’urinocoltura. L’analisi delle urine consente di rilevare la presenza di sangue (ematuria) e l’eventuale presenza di coaguli urinari. L’urinocoltura, invece, è fondamentale per determinare se l’ematuria e la conseguente cistite emorragica siano dovute a un’infezione delle vie urinarie oppure a cause non infettive, come trattamenti chemioterapici o radioterapici.

Ecografia e cistoscopia

L’ecografia dell’apparato urinario rappresenta un utile esame diagnostico di primo livello nella valutazione della cistite emorragica. Essa consente di evidenziare la presenza di coaguli intravescicali, ritenzione urinaria e alterazioni della parete della vescica, oltre a escludere altre possibili cause di ematuria. Sebbene sia una metodica non invasiva e facilmente accessibile, l’ecografia non permette una visualizzazione diretta della mucosa vescicale; pertanto, nei casi più gravi o dubbi, può essere necessario ricorrere a indagini più approfondite quali la cistoscopia e la tomografia computerizzata (TC) urografica.

La cistoscopia permette la visualizzazione diretta della mucosa vescicale, consentendo di individuare le sedi di sanguinamento, valutare l’entità del danno ed escludere altre patologie responsabili dell’ematuria. La TC urografica, invece, fornisce una valutazione dettagliata dell’intero apparato urinario e risulta utile per identificare alterazioni della parete vescicale, coaguli o altre possibili cause di sanguinamento, quali neoplasie, calcolosi o anomalie anatomiche. Entrambe le indagini contribuiscono a un più accurato inquadramento diagnostico e alla pianificazione del trattamento più appropriato.

Cosa fare se si ha una cistite emorragica?

Terapie mediche e farmaci

L’incidenza della cistite emorragica associata ai farmaci chemioterapici della classe delle ossazafosforine si riduce significativamente grazie all’impiego profilattico del mesna. Il mesna (2-mercaptoetansolfonato) è un composto tiolico somministrato per via endovenosa o sottocutanea che inattiva l’acroleina nelle urine. Con il mesna, la cistite emorragica con ematuria macroscopica è rara (<5%), anche se può persistere ematuria microscopica fino al 18% dei casi.

Idratazione e rimedi di supporto

Un’adeguata iper-idratazione, che consiste nel bere almeno 3 litri di acqua al giorno salvo diversa indicazione medica, durante il trattamento chemioterapico può ridurre il rischio di sviluppare cistite emorragica, in quanto aumenta la produzione di urina e diluisce i metaboliti tossici che danneggiano la vescica.

Tra le strategie proposte per prevenire la cistite emorragica correlata alla radioterapia figurano, oltre all’iper-idratazione, anche l’irrigazione vescicale continua, l’impiego di ialuronato di sodio e l’assunzione di succo o estratti di mirtillo rosso. Tuttavia, l’efficacia di questi interventi non è stata dimostrata in modo definitivo e, pertanto, essi non sono raccomandati routinariamente.

L’iper-idratazione, può essere utile anche nelle cistiti emorragiche di origine infettiva. L’aumento della diuresi contribuisce infatti a diluire le urine e a favorire l’eliminazione dei microrganismi dalle vie urinarie. Tuttavia, nelle forme infettive, il trattamento della causa sottostante rimane fondamentale.

Cosa fare se si ha una cistite emorragica

Quando preoccuparsi per la cistite emorragica e rivolgersi all’urologo o al ginecologo?

La cistite emorragica è una condizione che non deve essere sottovalutata. La comparsa di sangue nelle urine (ematuria) richiede una valutazione medica tempestiva e, ove indicato, una consulenza specialistica urologica. L’urologo svolge un ruolo fondamentale nell’identificare la causa del sanguinamento, che può essere di natura infettiva (ad esempio una grave infezione urinaria) oppure non infettiva (calcoli urinari, patologie infiammatorie, effetti di farmaci chemioterapici o altre condizioni urologiche).

Una corretta diagnosi consente di impostare il trattamento più appropriato e di escludere eventuali patologie che richiedono approfondimenti diagnostici o interventi specifici.

Nelle donne che soffrono di cistiti, il consulto ginecologico può essere utile non solo per il trattamento degli episodi acuti, ma anche per l’identificazione e la correzione di eventuali fattori predisponenti alle recidive. La valutazione ginecologica consente infatti di individuare condizioni che favoriscono le infezioni urinarie ricorrenti, come alterazioni della flora vaginale, stati di carenza estrogenica, prolassi o altre problematiche dell’apparato genito-urinario.

Un adeguato percorso diagnostico e terapeutico può contribuire a ridurre il rischio di recidive e a prevenire possibili complicanze, comprese le forme di cistite associate alla presenza di sangue nelle urine.

Chi è più esposto al rischio di sviluppare una cistite con sangue?

Le forme di cistite associate alla presenza di sangue nelle urine possono interessare chiunque sviluppi un’infiammazione significativa della vescica, ma risultano più frequenti in alcune categorie di persone. Sono maggiormente esposte le donne con infezioni urinarie ricorrenti, i soggetti con calcoli delle vie urinarie, le persone portatrici di catetere vescicale, i pazienti immunocompromessi e coloro che presentano alterazioni anatomiche o funzionali dell’apparato urinario. Anche il ritardo nella diagnosi o nel trattamento di un’infezione urinaria può favorire la persistenza dell’infiammazione e aumentare il rischio di complicanze, compresa la comparsa di sangue nelle urine.

Per questo motivo è importante non sottovalutare sintomi quali bruciore urinario, aumento della frequenza delle minzioni, urgenza minzionale o dolore sovrapubico, e rivolgersi al medico in caso di persistenza o peggioramento dei disturbi.

Approfondimento – Sangue nelle urine: perché serve una valutazione

La presenza di sangue nelle urine può avere origini differenti e richiede una valutazione che consideri la causa, l’entità del sanguinamento, l’eventuale presenza di coaguli e la capacità di svuotare la vescica. Il trattamento della cistite emorragica viene quindi definito in modo graduale, partendo dalla stabilizzazione del paziente e dagli interventi meno invasivi, in base alla gravità del quadro clinico.

La cistite può peggiorare in estate?

La cistite è un’infiammazione della vescica, nella maggior parte dei casi causata da un’infezione batterica delle vie urinarie. Sebbene possa manifestarsi in qualsiasi periodo dell’anno, durante l’estate alcuni fattori possono favorirne la comparsa, soprattutto nelle donne predisposte.

Le temperature elevate aumentano la sudorazione e il rischio di disidratazione; una minore assunzione di liquidi e una riduzione della frequenza delle minzioni possono favorire la proliferazione batterica nelle vie urinarie. Inoltre, l’utilizzo prolungato di costumi da bagno bagnati, l’esposizione ad ambienti caldi e umidi possono contribuire ad aumentare il rischio di infezione. Lo stress fisico e l’affaticamento, soprattutto durante il caldo intenso, possono alterare l’equilibrio dell’organismo e aumentare la predisposizione alle infezioni.

Come evitarla in vacanza

In vacanza il rischio di cistite può aumentare per diversi motivi: si tende a bere e ad andare in bagno con minore regolarità e si frequentano ambienti con standard igienici diversi da quelli domestici. Questi fattori possono favorire l’insorgenza dell’infezione.

Evitare alcuni comportamenti può essere utile per alleviare i sintomi della cistite e ridurre il rischio di recidive.

Scopriamo insieme quali comportamenti andrebbero evitati in vacanza per ridurre il rischio di cistite:

  • Bere troppo poco durante la giornata, soprattutto con il caldo.
  • Trattenere a lungo l’urina invece di andare in bagno quando se ne avverte il bisogno.
  • Utilizzare detergenti intimi aggressivi o effettuare lavaggi troppo frequenti.
  • Indossare biancheria sintetica o abiti molto aderenti per molte ore.
  • Trascurare l’igiene intima, soprattutto dopo il mare, la piscina o l’attività fisica.
  • Frequentare servizi igienici poco puliti senza adottare le normali precauzioni igieniche.

Consigli per il mare

Il mare e la piscina non sono una causa diretta di cistite, ma alcune abitudini legate alla permanenza in questi ambienti possono favorirne l’insorgenza nelle persone predisposte. Il rischio può aumentare, ad esempio, restando a lungo con il costume bagnato o indossando capi molto aderenti per diverse ore.

Per godersi la vacanza al mare in modo più sereno è consigliabile:

  • Non restare a lungo con il costume bagnato dopo il bagno in mare o in piscina.
  • Scegliere costumi e indumenti comodi, evitando quelli troppo aderenti per molte ore.
  • Mantenere una buona idratazione durante la giornata.
  • Curare l’igiene intima con detergenti delicati.
  • Non trattenere l’urina per periodi prolungati.
La cistite può peggiorare in estate

Cosa non fare con la cistite emorragica? Cibi e abitudini da evitare

In presenza di cistite emorragica, è importante evitare comportamenti che possano irritare ulteriormente la vescica e peggiorare i sintomi, come bruciore, urgenza minzionale e presenza di sangue nelle urine.

Tra le abitudini da evitare:

  • Bere poca acqua o ridurre l’idratazione per urinare meno frequentemente.
  • Trattenere l’urina a lungo.
  • Restare per molte ore con indumenti umidi o molto aderenti.
  • Trascurare l’igiene intima o utilizzare detergenti aggressivi.
  • Non consultare un medico.


Per quanto riguarda l’alimentazione, è consigliabile limitare o evitare la somministrazione di:

  • Bevande alcoliche e/o gassate
  • Bevande energetiche.
  • Cibi molto piccanti o speziati.
  • Alimenti particolarmente acidi, come agrumi e derivati, se peggiorano i sintomi.
  • Dolcificanti artificiali, nei soggetti più sensibili.

Prevenire la cistite emorragica: idratazione abbondante e buona igiene intima

Come forma di prevenzione può essere utile mantenere una buona idratazione e seguire una dieta equilibrata, privilegiando alimenti semplici e ben tollerati. In caso di sangue nelle urine, è sempre opportuno consultare il medico per individuare la causa, impostare il trattamento più adeguato e definire quali possano essere le migliori abitudini da adottare.

FAQ

Quanto dura una cistite emorragica?

La durata di una cistite emorragica può variare in base alla causa e alla gravità del quadro clinico. Nella maggior parte dei casi, con un trattamento adeguato, i sintomi tendono a migliorare nell’arco di pochi giorni, mentre la completa risoluzione può richiedere da una a due settimane. La presenza di sangue nelle urine può comparire all’inizio e ridursi progressivamente con la guarigione. Tuttavia, se il sanguinamento persiste, aumenta o è associato a febbre, dolore intenso o difficoltà a urinare, è importante rivolgersi tempestivamente al medico.

La presenza di febbre alta, brividi, dolore al fianco o alla schiena, nausea e malessere generale può indicare che l’infezione si è estesa ai reni. Se questi sintomi compaiono insieme alla cistite, è importante consultare tempestivamente il medico. La presenza di sangue nelle urine, da sola, non significa necessariamente che i reni siano coinvolti.

In caso di cistite emorragica, bere molta acqua è sicuramente una delle strategie più utili per favorire la diluizione delle urine e sostenere la normale funzionalità delle vie urinarie. Possono essere utili anche tisane a base di erbe con proprietà diuretiche (es: betulla, ortica). Da evitare bevande potenzialmente irritanti per la vescica, come alcolici, caffè, tè molto concentrato e bevande gassate. In presenza di sangue nelle urine o sintomi persistenti, è sempre opportuno consultare il medico per una corretta valutazione.

Riferimenti bibliografici

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