Vaginosi batterica in estate: come proteggere l’equilibrio vaginale tra caldo e costume bagnato

In breve

Cos’è la vaginosi batterica e cosa succede alla flora vaginale?

Per capire cos’è la vaginosi batterica bisogna innanzitutto sapere che nella vagina è presente un gruppo di batteri tipicamente caratterizzato da una predominanza di lattobacilli. I lattobacilli sono dei batteri “buoni” in quanto svolgono un ruolo cruciale per la salute della donna influenzando aspetti quali la protezione dalle infezioni, la funzione riproduttiva, la salute del feto durante la gravidanza. I batteri presenti nella vagina costituiscono la flora vaginale o microbiota vaginale. Un microbiota vaginale ottimale è ritenuto in grado di proteggere dalla colonizzazione e dall’infezione da parte di batteri patogeni attraverso la produzione di acido lattico e di sottoprodotti antimicrobici, nonché mediante un’attivazione a basso livello del sistema immunitario.

La flora vaginale è molto complessa e dinamica; infatti, tende ad evolvere nel corso della vita della donna in funzione dell’età, dei livelli ormonali di estrogeni, delle pratiche sessuali e dei fattori ambientali. Quando all’interno della flora vaginale si crea una predominanza di diversi batteri anaerobi patogeni a discapito dei lattobacilli, situazione chiamata anche disbiosi del microbiota vaginale, si manifesta la vaginosi batterica (VB).

Uno dei batteri più communente associato alla vaginosi batterica è Gardnerella vaginalis, altre specie batteriche includono Atopobium vaginae, Prevotella spp., Mobiluncus spp., Megasphaera spp. e Sneathia spp.

Oggi molti ricercatori considerano Gardnerella vaginalis e Atopobium vaginae i principali responsabili della formazione del biofilm batterico caratteristico della vaginosi batterica, mentre Prevotella, Megasphaera, Mobiluncus e Sneathia rappresentano alcuni dei principali batteri anaerobi associati alla disbiosi vaginale.

Vaginosi batterica in estate: quali abitudini possono mettere alla prova l’equilibrio intimo?

Il mantenimento dell’equilibrio della flora vaginale è indicativo di un ottimale stato di salute della vagina. Diversi fattori sia interni all’organismo (ad esempio i livelli ormonali) sia esterni possono mettere alla prova l’equilibrio intimo in quanto vanno a modificare le condizioni che normalmente consentono ai lattobacilli di sopravvivere e proliferare nell’ambiente vaginale. Ne consegue uno squilibrio della flora batterica vaginale, con riduzione dei lattobacilli e crescita di altri batteri patogeni.

Nonostante non ci siano delle evidenze solide in grado di dimostrare che la vaginosi batterica sia più frequente in estate, esiste una plausibile base biologica per cui alcune condizioni estive possano favorire alterazioni dell’ambiente vaginale, quali:

  • caldo e sudore, possono aumentare la permanenza di umidità nell’area genitale e contribuire a modificare le condizioni fisiologiche che aiutano a mantenere l’equilibrio della flora batterica vaginale;
  • costume bagnato e indumenti sintetici poco traspiranti, se indossati a lungo mantengono un ambiente caldo e umido che può favorire squilibri alla flora vaginale.
Vaginosi batterica cattive abitudini

Quali sono le cause e i fattori associati alla vaginosi batterica?

La vaginosi batterica è il disturbo vaginale più comune a livello mondiale nelle donne in età fertile ed è associata spesso ad una maggiore suscettibilità alle infezioni sia sessualmente trasmissibili sia urogenitali, alla malattia infiammatoria pelvica e a un aumentato rischio di complicanze in gravidanza.

Nonostante la causa della vaginosi batterica sia tuttora sconosciuta, i fattori di rischio riconosciuti clinicamente includono soprattutto rapporti sessuali caratterizzati dal mancato uso del preservativo e/o da una poca attenzione all’igiene intima.

È bene sottolineare che la vaginosi batterica non è classificata come un’infezione sessualmente trasmessa (IST); infatti, viene diagnosticata anche in donne dopo la pubertà che non hanno mai avuto rapporti sessuali, anche se con una prevalenza inferiore rispetto alle donne sessualmente attive. Diverse evidenze scientifiche hanno dimostrato che l’associazione della vaginosi batterica all’attività sessuale possa essere dovuta a diversi fattori che si manifestano soprattutto in caso di rapporti non protetti, quali:

  • il trasferimento di batteri patogeni. I batteri associati alla vaginosi batterica possono essere presenti, infatti, sulla pelle del pene, nell’uretra, negli spermatozoi e nel microbiota del liquido prostatico;
  • il contatto con il liquido seminale, che essendo altamente alcalino va ad aumentare il fisiologico pH acido (< 4.5) della vagina, determinando così un ambiente sfavorevole all’equilibrio della flora batterica vaginale.

 

L’equilibrio della flora batterica vaginale può essere influenzato anche dalle abitudini di igiene intima. Alcuni studi hanno osservato una maggiore prevalenza di vaginosi batterica nelle donne che prestano minore attenzione all’igiene della zona genitale o che cambiano la biancheria intima meno frequentemente. Anche altri fattori, come il fumo, alcuni metodi contraccettivi e lo stress, sono stati associati a un aumento del rischio di sviluppare la vaginosi batterica.

Quali sono i sintomi della vaginosi batterica?

Sebbene la vaginosi batterica sia spesso senza sintomi, le donne che ne sono affette riferiscono di avere, con maggiore frequenza rispetto alle donne senza vaginosi batterica, diversi sintomi quali: perdite vaginali, odore vaginale sgradevole, prurito e in alcuni casi anche bruciore nelle parti intime.

Approfondimento – I segnali che possono indicare un’alterazione della flora vaginale

La vaginosi batterica può essere completamente asintomatica. Quando invece si manifesta, uno dei segnali più caratteristici è la presenza di perdite vaginali insolite, spesso accompagnate da un odore forte e sgradevole. Possono comparire anche prurito, irritazione o bruciore durante la minzione. Poiché questi disturbi possono essere presenti anche in altre condizioni vaginali, i soli sintomi non sono sufficienti per stabilire con certezza la diagnosi.

Come capire se è candida o infezione batterica?

A causa della somiglianza dei sintomi, la vaginosi batterica viene spesso confusa con la candidosi vaginale, un’infezione della vagina causata dal fungo Candida.

Si tratta di due condizioni infettive che, pur presentando manifestazioni cliniche simili, differiscono per eziologia, diagnosi e trattamento. Per questo motivo, non è possibile formulare una diagnosi accurata in autonomia e risulta necessario il consulto di un medico.

La tabella comparativa riportata di seguito può aiutare a comprendere le principali differenze tra queste due infezioni. Tuttavia, per una diagnosi precisa e per l’individuazione del trattamento più appropriato, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico o a uno specialista come il ginecologo.

Caratteristica Vaginosi batterica (VB) Candidosi vulvovaginale
Origine del disturbo Disbiosi del microbiota vaginale con riduzione dei lattobacilli e proliferazione di batteri anaerobi (soprattutto Gardnerella vaginalis, Atopobium vaginae, Prevotella spp., Mobiluncus spp.) Infezione fungina causata principalmente da Candida albicans; meno frequentemente da specie non-albicans (C. glabrata, C. tropicalis, C. krusei)
Aspetto delle perdite vaginali Sottili, omogenee, biancastre o grigiastre Dense, bianche, grumose, "a ricotta"
Odore vaginale Forte odore sgradevole, spesso accentuato dopo i rapporti sessuali Generalmente assente
Prurito vulvovaginale Assente o lieve Molto frequente e spesso intenso
Bruciore durante la minzione Possibile Frequente
Arrossamento come conseguenza dell’infiammazione vulvare Generalmente minima o assente Spesso evidente con eritema ed edema
pH vaginale Generalmente > 4,5 Solitamente normale (≤ 4,5)
Sintomi principali Spesso asintomatica; odore sgradevole, perdite vaginali, lieve irritazione Prurito intenso, bruciore, irritazione vulvare, dispareunia
Diagnosi Criteri di Amsel, punteggio di Nugent, test molecolari Esame microscopico, coltura fungina, test molecolari

Come viene diagnosticata la vaginosi batterica?

La vaginosi batterica viene solitamente diagnosticata utilizzando i criteri di Amsel, che si basano sulla presenza di quattro sintomi caratteristici. La diagnosi di vaginosi batterica viene confermata quando sono presenti almeno 3 dei 4 criteri (o sintomi).

I quattro criteri sono:

  • perdite vaginali omogenee, sottili, di colore bianco-grigiastro, che ricoprono uniformemente le pareti vaginali.
  • presenza di almeno il 20% di “clue cells” (cellule epiteliali vaginali ricoperte da batteri aderenti) all’esame microscopico a fresco con soluzione fisiologica.
  • pH vaginale superiore a 4.5.
  • test delle ammine (whiff test) positivo, caratterizzato dalla comparsa di un tipico odore di pesce dopo l’aggiunta di idrossido di potassio alle secrezioni vaginali.

 

I criteri di Amsel sono il metodo utilizzato più frequentemente nella pratica clinica perché sono rapidi e possono essere valutati durante la visita ginecologica.

In ambito di ricerca, la vaginosi batterica viene diagnosticata mediante il punteggio di Nugent, un sistema di valutazione che utilizza una scala da 0 a 10 per stimare la presenza di batteri vaginali caratteristici della vaginosi batterica attraverso la colorazione di Gram e l’esame al microscopio.

Punteggi di Nugent elevati (7-10) riflettono l’assenza o la marcata riduzione dei lattobacilli e la presenza dei batteri anaerobi associati alla vaginosi batterica. Al contrario, punteggi bassi (0-3) indicano un’elevata abbondanza di lattobacilli e una relativa assenza di batteri patogeni.

Il range di punteggio 4-6 indica invece una situazione intermedia.

Entrambi i metodi mirano a identificare lo squilibrio batterico tipico della vaginosi batterica, con la differenza che i criteri di Amsel valutano ciò che la paziente riferisce e ciò che il medico osserva, mentre il punteggio di Nugent valuta direttamente la composizione del microbiota vaginale al microscopio.

Come si diagnostica la vaginosi batterica

Come si cura la vaginosi batterica?

Scopriamolo insieme di seguito.

Antibiotici orali o locali

Per la cura alla vaginosi batterica, gli antibiotici rappresentano il trattamento di prima linea. I regimi terapeutici raccomandati includono il metronidazolo, somministrato per via orale o intravaginale, e la clindamicina per via intravaginale. Questi trattamenti hanno un’efficacia simile e risultano generalmente efficaci nel breve termine. Tuttavia, uno dei principali limiti della terapia antibiotica è rappresentato dalle recidive. Entro 6-12 mesi dal completamento della terapia antibiotica, circa il 50-80% delle donne sperimenta una nuova comparsa della vaginosi batterica.

Probiotici e prodotti per il pH

I probiotici sono microrganismi vivi che possono essere assunti attraverso l’alimentazione, gli integratori alimentari oppure somministrati per via vaginale.

Evidenze scientifiche suggeriscono che i probiotici, a base di lattobacilli, potrebbero contribuire a ridurre le recidive della vaginosi batterica, soprattutto se utilizzati dopo la terapia antibiotica, in quanto possono promuovere un microbiota vaginale sano e stabile. I lattobacilli producendo acido lattico, contribuiscono a mantenere un pH vaginale basso e acido, sfavorevole alla crescita dei batteri associati alla vaginosi batterica. In caso di disbiosi della flora batterica vaginale, la perdita dei lattobacilli e dell’acido lattico da essi prodotto, con conseguente aumento del pH vaginale, può favorire la proliferazione degli anaerobi tipici della vaginosi batterica. Pertanto, la somministrazione di probiotici oppure l’applicazione locale di agenti modulanti il pH (come lo stesso acido lattico) potrebbe rappresentare una strategia per gestire la vaginosi batterica.

La comunità scientifica è in continua fase di studio per definire meglio il ruolo sia dei probiotici sia degli agenti modulanti il pH nella prevenzione e nel trattamento della vaginosi batterica.

Tempi di guarigione e cosa fare se i sintomi non passano

I tempi di miglioramento della vaginosi batterica possono dipendere dal trattamento prescritto e dalle caratteristiche individuali della paziente. La terapia antibiotica nella maggior parte dei casi determina una regressione dei sintomi nel giro di pochi giorni o entro il termine della terapia. Se i sintomi non passano, è consigliabile consultare nuovamente il medico o il ginecologo per una rivalutazione diagnostica ed eventuali ulteriori accertamenti.

In breve – Terapie disponibili e gestione delle recidive

Gli antibiotici, come metronidazolo e clindamicina, rappresentano il trattamento di prima linea della vaginosi batterica. I probiotici a base di lattobacilli e i prodotti che contribuiscono a mantenere un pH vaginale acido sono oggetto di studio come possibili strategie di supporto, soprattutto in caso di recidive. Se i sintomi persistono o ricompaiono dopo la terapia, è importante rivolgersi nuovamente al medico o al ginecologo per una rivalutazione.

Vaginosi batterica recidivante: perché ritorna e come gestirla?

La vaginosi batterica recidivante può manifestarsi anche dopo una terapia antibiotica inizialmente efficace, a causa di diverse possibilità, quali:

  • reinfezione attraverso il partner sessuale;
  • sviluppo di resistenza agli antibiotici;
  • persistenza di un biofilm batterico;
  • incapacità di ristabilire un microbiota vaginale ottimale dopo il trattamento.

 

La resistenza agli antibiotici e la persistenza del biofilm sono considerate le principali cause delle recidive. Il biofilm batterico persistente, osservato con maggiore frequenza nelle donne con vaginosi batterica ricorrente, può contribuire alla resistenza ai trattamenti perché riduce la capacità degli antibiotici di raggiungere efficacemente i batteri.

Un’altra possibile causa delle recidive è la mancata ricolonizzazione nella vagina dei lattobacilli, fondamentali per ristabilire la flora batterica vaginale. Sembrerebbe infatti che, dopo il trattamento antibiotico, il microbiota tenda a essere dominato da specie batteriche sfavorevoli all’equilibrio della flora vaginale.

Di conseguenza, l’uso dei probiotici dopo la terapia antibiotica rappresenterebbe una strategia ottimale per gestire la vaginosi batterica recidivante.

Vaginosi batterica recidivante

Vaginosi batterica, rapporti sessuali e trattamento del partner

Sebbene l’assenza di un agente eziologico chiaramente identificato renda difficile classificare la vaginosi batterica come un’infezione sessualmente trasmessa, numerose evidenze indicano una forte associazione tra questa condizione e l’attività sessuale.

L’utilizzo del preservativo da parte dei partner maschili sembra essere associato a un minor rischio di comparsa e di recidiva della vaginosi batterica.

La prevalenza della vaginosi batterica può variare in relazione al tipo di relazione e alle pratiche sessuali adottate.

Diversi studi hanno evidenziato che alcuni comportamenti sessuali, come il passaggio da rapporti anali o orali a rapporti vaginali senza adeguate misure igieniche o senza sostituire il preservativo, possono aumentare il rischio di alterazioni del microbiota vaginale associate alla vaginosi batterica. Nelle donne che hanno rapporti sessuali con altre donne, la presenza di una partner con vaginosi batterica, il sesso orale ricevuto e la condivisione di sex toys non adeguatamente puliti sono stati identificati come possibili fattori di rischio.

In conclusione, l’utilizzo del preservativo, l’adozione di corrette pratiche igieniche e sessuali e l’attenzione ai comportamenti che possono alterare l’equilibrio del microbiota vaginale possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare o di andare incontro a recidive di vaginosi batterica.

Vaginosi batterica in gravidanza

La vaginosi batterica in gravidanza riveste particolare interesse clinico poiché è stata associata a un aumentato rischio di parto prematuro e basso peso del neonato alla nascita.

Nelle donne in gravidanza affette da vaginosi batterica sintomatica è raccomandato il trattamento antibiotico, principalmente con metronidazolo o clindamicina. Tali terapie risultano efficaci e generalmente sicure durante la gestazione, contribuendo al controllo dell’infezione e alla riduzione del rischio di complicanze, in gravidanza e/o durante il parto, associate alla vaginosi batterica.

FAQ

La vaginosi batterica può passare da sola?

Nelle forme lievi la vaginosi batterica può risolversi spontaneamente. Tuttavia, non dovrebbe essere sottovalutata, poiché può causare sintomi persistenti e aumentare il rischio di alcune complicanze. In presenza di perdite vaginali anomale, cattivo odore o altri sintomi sospetti, è consigliabile consultare il medico o il ginecologo per ottenere una diagnosi corretta e, se necessario, intraprendere il trattamento più appropriato.

No. Non rappresenta una causa diretta della vaginosi batterica, ma il mantenimento prolungato di un ambiente caldo e umido può alterare l’equilibrio del microbiota vaginale e favorire condizioni predisponenti alla disbiosi.

In generale, è possibile avere rapporti sessuali durante la vaginosi batterica, anche se la presenza di sintomi (irritazione, bruciore o perdite) può rendere i rapporti meno confortevoli. L’utilizzo del preservativo è consigliato, poiché può contribuire a ridurre il rischio di alterazioni del microbiota vaginale e di recidive. È inoltre importante adottare corrette norme igieniche e, in caso di trattamento antibiotico in corso, seguire le indicazioni fornite dal medico o dal ginecologo.

Riferimenti bibliografici

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